martedì 9 aprile 2013

L'uomo come essere progettuale e culturale

Un articolo del professore Mario Pollo

 La mappa dei concetti

Questa mappa lungi dal voler rappresentare una compiuta, completa e corretta descrizione della teoria dell’a. vuole semplicemente essere la rappresentazione di alcuni punti di riferimento utili all’orientamento nel territorio da cui muovono per compiere le loro scorribande le varie pratiche che si riferiscono con aggettivazioni varie all’a.

3.1. L’uomo come animale culturale.
Il mondo di una specie vivente è costituito dal suo sistema recettivo, che gli consente di percepire gli stimoli che provengono dal suo ambiente e dal suo sistema reattivo, e che gli permette di reagire a tali stimoli. L’uomo, tra lo stimolo e la reazione a esso, compie delle elaborazioni di tipo simbolico, ovvero interpreta lo stimolo e sceglie la risposta più adeguata a esso, attraverso gli strumenti che gli offrono la sua cultura sociale e la sua esperienza personale, così come è stata rielaborata a livello simbolico. È questo il motivo per cui a volte stimoli apparentemente deboli e insignificanti producono nell’uomo reazioni molto forti, non giustificate da un’analisi biologica della relazione stimolo-risposta: l’uomo reagisce non tanto allo stimolo materiale quanto all’interpretazione simbolica che egli dà di quello stimolo.
Proprio per l’esistenza di questo sistema simbolico il mondo dell’uomo non è un mondo materiale ma un mondo culturale, in cui la stessa realtà fisica, di cui non si vuole certo negare l’esistenza e l’importanza, è sottoposta a un’elaborazione di tipo culturale.
Il fatto che l’uomo abiti un mondo culturale di tipo simbolico rende conto delle differenze, al di là di quelle genetiche, che esistono tra le persone e tra i gruppi umani dotati di differenti culture sociali. Infatti persone che abitano culture sociali differenti e che utilizzano linguaggi diversi, di fatto, abitano mondi differenti. Allo stesso modo persone che vivono esperienze diverse, che apprendono ed elaborano linguaggi differenti per qualità, estensione e sfere di significato, acquisiscono modi diversi di dare senso all’esistenza e, di fatto, abitano mondi parzialmente differenti.
La creazione di questi mondi, sociali e individuali, avviene sin dai primi anni di vita, in quanto il bambino già nel periodo in cui completa il suo organismo attraverso la crescita incorpora gli elementi simbolici che costituiranno il suo mondo: quando egli nasce non è un essere completo, in quanto il suo patrimonio genetico gli offre le possibilità di agire ma non i modi di agire, che dovrà apprendere sia durante le fasi del suo sviluppo sia, anche se in misura minore, nell’intero corso della sua esistenza.

3.2. L’uomo come essere progettuale.
Nietzsche definì l’uomo come l’animale non definito. Con questa definizione egli sottolineava, tra l’altro, il fatto, già segnalato, che l’uomo al momento della nascita è un essere incompiuto che si completa nel corso della sua vita individuale e sociale.
L’uomo non è determinato, infatti, da un codice genetico o da costrizioni ambientali assolutamente vincolanti, come accade per gli animali, ragion per cui al momento della nascita ha di fronte a sé una molteplicità di possibilità di essere. Questo significa che ogni individuo diviene ciò che è in seguito all’ intersezione di più fattori: il suo progetto personale, la cultura sociale, le condizioni dell’ambiente sociale e naturale in cui vive, i processi educativi di cui è protagonista e, naturalmente, il suo patrimonio genetico.
Tra tutti questi fattori la progettualità gioca il ruolo più importante. "L’uomo è un animale non ancora costituito una volta per tutte. Egli dispone delle sue proprie predisposizioni e dati per esistere, assume un comportamento nei suoi propri confronti per necessità vitale, come nessun altro animale fa; egli non tanto vive, quanto, come è mia abitudine dire, dirige la propria vita" (Gehlen, 1983).
Affermare che la progettualità gioca un ruolo fondamentale nella realizzazione dell’essere umano significa anche dire che questi è un essere aperto, a differenza delle altre specie viventi che hanno un ambiente saldamente strutturato dalla loro organizzazione istintuale.
La progettualità nell’uomo riguarda sia la sua formazione come persona sia la costruzione della realtà, ovvero del mondo che abita. Infatti egli producendo se stesso incorpora la cultura, i linguaggi e tutti i sistemi simbolici che mediano il suo rapporto con la realtà.

3.3. La pluralità delle culture e delle lingue come accesso al mondo ‘reale’.
Questa caratteristica dell’uomo che, costruendo se stesso, costruisce contemporaneamente il proprio mondo, potrebbe avere come conseguenza quella della non esistenza, o perlomeno di una relativa inconoscibilità, della realtà esterna all’uomo. Questo pericolo reale è attenuato dall’esistenza nel mondo di una pluralità di lingue e di culture. Infatti l’intersezione dei mondi disegnati dalle varie lingue e culture esistenti nel presente, o che sono esistite nel passato, rende possibile l’individuazione di un mondo comune, che può essere assunto come la traccia più fedele e oggettiva del mondo reale in cui abita l’uomo.
Il mito della Torre di Babele va rovesciato: "La situazione di pluralità delle lingue è originaria, primaria, ma più tardi, sulla sua base, si crea l’aspirazione a un unico linguaggio universale (a un’unica verità finale)" (Lotman, 1993). L’altro – sin dall’origine della storia umana – costituisce il fondamento della possibilità dell’uomo di entrare in rapporto con la realtà esterna e interna.

3.4. La relazionalità e la solitudine del vivente.
La concezione della persona come essere progettuale poggia sul riconoscimento della relazionalità come processo su cui si fonda la sua autocostruzione. Infatti è attraverso le relazioni con le persone, con le istituzioni, con la cultura e la natura che ogni individuo umano disegna i suoi confini individuali e sociali, si autocomprende e comprende, dando una forma intelligibile al mondo che abita, sempre e comunque in bilico tra oggettività e soggettività, tra solitudine e compagnia. L’elemento in grado di spostare questo mondo dalla soggettività solitaria all’oggettività della compagnia è l’esperienza dell’Alterità, ovvero l’esperienza dell’ascolto e della condivisione dell’Altro. L’Alterità, quindi, è il movimento attraverso il quale la persona può sfuggire all’implosione verso quella forma di soggettività distruttiva che è il narcisismo o semplicemente l’egocentrismo, per aprirsi invece a quella soggettività, specchiata dalle soggettività altre, che è alla base sia della costruzione di un Sé maturo che della capacità di una efficace partecipazione solidale alla vita sociale.
Tuttavia la relazionalità non si esaurisce nel rapporto della persona con l’Altro, perché essa richiede – per essere produttiva ai fini della crescita dell’individuo – anche la dimensione della comunicazione intrapersonale. In altre parole richiede alla persona la capacità di accettare, anzi di coltivare, l’esistenza in lei di un nucleo personale che non può essere in alcun modo condiviso, salvo la perdita di se stessi: chi sa veramente entrare in relazione con l’Altro è colui che sa vivere questa irrinunciabile solitudine.

3.5. La cultura e le culture.
La cultura, nell’accezione che è stata introdotta nelle riflessioni immediatamente precedenti, appare come un complesso di regole e di modelli interiorizzato dai membri di una data società che consente a essi di produrre quei comportamenti e di manifestare quei valori, quelle credenze e quello stile di vita che li fanno riconoscere, appunto, come membri di quella data società. In questo senso la cultura può essere pensata come un vero e proprio sistema vivente che segue un suo ciclo vitale (nascita, evoluzione/maturazione, decadimento e morte), può ammalarsi e impazzire o regredire invece di evolvere, vive al suo interno conflitti tra sottosistemi (subculture) differenti. Questo fatto, invece di essere visto come una situazione positiva, specialmente se si tiene in considerazione quanto detto circa la necessità della pluralità delle culture per la comprensione della realtà, è spesso letto in modo negativo e produce atteggiamenti difensivi di negazione dell’altro.
Compito dell’a. è di rendere l’occasione – sia del pluralismo culturale sia della complessità sociale – feconda per una comprensione più ricca del mondo. Questo può avvenire attraverso il recupero del dialogo, inteso come forma che consente la comunicazione nel rispetto della diversità dei comunicanti.

3.6. Comunità locale e protezione sociale: la riscoperta di un ruolo.
In questi ultimi anni si sta assistendo a una riscoperta del valore della comunità locale sia nell’organizzazione della complessità dei sistemi sociali, sia nella rivitalizzazione dei processi formativi e di socializzazione che consentono alle persone una crescita più piena e una partecipazione più attiva e solidale alla vita sociale.
La spinta a questa riscoperta è il prodotto di un insieme complesso di fattori.
Il primo è indubbiamente quello costituito dalla crisi di governabilità dei sistemi sociali complessi: in questo contesto la comunità locale è divenuta il luogo dove le gerarchie dei bisogni e dei valori possono essere stabilite e dove si può scoprire, attraverso il gioco delle differenze intersoggettive, che la realtà ha un volto diverso da quello descritto dal proprio linguaggio e dalla propria cultura.
Il secondo è dato dal peso dell’isolamento relazionale che è prodotto dalla trasformazione delle realtà territoriali di vita in non luoghi (quartieri-dormitorio, diffusione dei megastore, ecc.). Per superare i non luoghi è necessaria un’azione che riproduca un sistema relazionale primario tra le persone che abitano in un dato luogo, che le aiuti a elaborare un’appartenenza di tipo identitario con lo stesso luogo e che le faccia sentire protagoniste della storia che in quel luogo si scrive, è stata scritta e si scriverà.
Il terzo insieme di fattori è determinato dalla crisi del welfare state che ha fatto emergere alla consapevolezza collettiva che lo scandalo della povertà e del dolore, magari sotto forme nuove, continuava a verificarsi anche all’interno delle società industriali. In questa nuova coscienza sociale hanno ripreso vigore quelle attività dettate dalla solidarietà e sottratte alla logica dello scambio economico, che sono etichettate in modo assai generico come volontariato.
Queste tre ragioni sostengono la convinzione che l’ambito privilegiato dell’a. è quello della comunità locale o di un suo qualche sottoinsieme.

3.7. Educabilità.
La concezione dell’uomo come essere progettuale consente di affermare che l’educabilità è un aspetto qualificante della condizione umana: la persona vive continuamente un processo di formazione che può farla evolvere, ma anche ristagnare se non regredire. Tutte le pratiche di a., qualunque sia il loro approccio teorico e il loro metodo, si fondano sulla convinzione dell’educabilità permanente delle persone. L’a. sottolinea il fatto che l’azione educativa può essere estesa alla vita quotidiana delle persone, aiutandole a dotarsi degli strumenti metodologici e concettuali che consentono loro, da un lato, di essere critiche e selettive nei confronti delle influenze che ricevono sia dall’ambiente sia dal loro interno e, dall’altro lato, di agire su se stesse e l’ambiente per modificarli e, quindi, per cambiare le influenze che esercitano sul loro progetto di vita.
Questa azione del rendere la persona nello stesso tempo protagonista attiva e spettatrice critica della scena sociale, oltre che della sua vita interiore, è uno degli elementi forti del processo dell’a. sociale e comunitaria, oltre che di quella educativa.

3.8. Una speranza progettuale.
L’a., sin dal suo sorgere, è sempre stata fedele a quello che con un’espressione di Bloch è definibile come il "principio della speranza", in quanto ha sempre posto nell’orizzonte del suo agire l’utopia, intesa come sogno e come scommessa sul futuro. Possedere un "principio di speranza" richiede la consapevolezza che spesso sono i gesti poveri della vita quotidiana quelli in grado di introdurre nella storia delle persone un cambiamento e una redenzione della loro condizione. Non esistono situazioni umane, individuali o sociali, che possano essere definite come irredimibili e spesso il cambiamento non è generato dalla potenza ma dall’autenticità e dall’amore.
di Mario Pollo

2 commenti:

  1. dai è veramente coinvolgente come pensiero...per questo mi piace assai!

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  2. Hai ragione, mi sto appassionando!

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